Situazione economica nella Russia di oggi
Tra le grandi economie mondiali emergenti, la Russia è da circa sette anni al terzo posto come dinamica di sviluppo, dopo Cina e India. Nel 2006 il Pil russo è aumentato del 7,4%, nel 2007 dell'8,1%.
I redditi reali nel 2007 sono aumentati del 10,4%, i consumi (commercio al minuto) del 15,2% e gli investimenti del 21,1%, mentre l'edilizia generale è aumentata del 18,2% e quella abitativa di oltre il 19%.
L'economia russa ha continuato a godere di una congiuntura estremamente favorevole sul mercato mondiale del greggio e del gas, ed ha risentito poco della crisi finanziaria mondiale della seconda metà del 2007, provocata dall'esplosione della bolla del mercato ipotecario dei "subprime" negli Stati Uniti.
Nel 2007 la produzione industriale è aumentata del 6,3% rispetto al 2006 (quando aveva registrato +3,9% sul 2005).
L'industria manifatturiera globalmente ha registrato un incremento del 9,3% rispetto al 2006. Particolarmente brillante il settore della gomma e della plastica (+23,0%), l'industria metallurgica (+19,3%) e quella dei mezzi di trasporto (+15,9%).
Sopra il 10% sono anche la produzione di materiale elettrico e elettronico (+12,8%) e quella di altri prodotti minerali non metallici (+10,8%).
Sotto la media gli aumenti nel settore legno (+6,2%), alimentare (+6,1%), negli altri tipi di produzione (+5,1%), dei prodotti petroliferi (+2,7%) e nella produzione di prodotti in metallo.
In lieve flessione rispetto al 2006 sono la produzione di pelle e pelletterie (-0,1%) e quella di tessuti (-0,3%).
L'inflazione (indice dei prezzi al consumo) a dicembre 2007 rispetto a dicembre 2006 è stata dell'11,9%, cioè superiore del 2,9% a quella registrata a dicembre 2006 su dicembre 2005.
Le tendenze inflazionistiche, favorite dalla continua rivalutazione del rublo sul dollaro e dal notevole aumento delle spese statali nell'ultimo trimestre, sono sfuggite al controllo del governo.
Nel 2008, malgrado l'inflazione sia ancora aumentata a gennaio-febbraio, si prevede un rallentamento nella seconda metà dell'anno, fino all'11% entro fine dicembre, in modo da raggiungere livelli più ragionevoli nel 2009.
I redditi reali continuano comunque a crescere: dopo il boom del 14,5% in valore reale nel 2003, e il 9,9% nel 2004, nel 2005 essi sono aumentati del 9,9, nel 2006 del 10% e nel 2007 del 10,4%.
La Borsa russa ha superato nel 2005 la fatidica quota 1.000 per poi terminare l'anno a 1.150. Nel 2006 il boom borsistico è continuato, fino a giungere a 1.920 punti, mentre il 2007 ha chiuso a 2.290 punti. Secondo previsioni Troika Dialog la Borsa archivierà il 2008 a quota 2.800.
Nel 2007 le esportazioni russe sono aumentate in valore del 17,1%, raggiungendo i 352,4 miliardi di dollari.
Le importazioni con un aumento record del 44,9,% sono salite fino a 199,7 miliardi di dollari.
L'attivo della bilancia commerciale di 152,7 miliardi di dollari è comunque inferiore rispetto ai 163,4 miliardi di attivo del 2006.
Nel 2006, le esportazioni erano aumentate del 25,1% rispetto al 2005, mentre le importazioni erano cresciute del 39,3% rispetto al 2005.
Il boom economico-industriale e dei consumi ha provocato una forte crescita delle importazioni di:
- macchine e impianti per l'ammodernamento produttivo
- beni di consumo di qualità per l'aumento del potere di acquisto della classe media mentre la produzione interna russa non riesce a soddisfare la domanda crescente.
Nel 2006 il mercato dei beni di consumo in Russia era di 331,9 miliardi di dollari, e nel 2007 è aumentato ancora in dollari del 27% (+89,9 miliardi di dollari), raggiungendo i 421,8 miliardi di dollari, di cui i beni di consumo durevole costituiscono il 54,6%
Dal 2003-2004 il benessere si sta allargando anche alla classe medio-bassa, con l'avvio di un vero e proprio "mercato di massa", che coprirebbe già oggi circa il 40% della popolazione russa, almeno 57 milioni di persone.
La popolazione "povera" sta diminuendo a meno del 15% del totale.
Il quadro macroeconomico permane positivo grazie soprattutto all’elevato prezzo internazionale delle materie prime ed alla crescente domanda interna determinata da un apprezzamento in termini reali del rublo. Il PIL nel primo semestre 2006 ha registrato una crescita del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2005 (pari a un controvalore di 440 miliardi di dollari ca.); un dato che fa dell’economia russa una delle più dinamiche a livello mondiale.
Nel medesimo periodo, i principali indicatori hanno anch’essi registrato un andamento positivo: produzione industriale (4,4%), investimenti (10,8%), commercio al dettaglio (11,5%) e produzione agricola (+1,4%). L’inflazione nei primi sei mesi dell’anno è stata pari al 6,2% (salita al 7,2% nel periodo gennaio-settembre) e per l’intero 2006 si prevede un lieve scostamento rispetto all’obiettivo governativo (9% in luogo dell’8,5% inizialmente previsto).
L’interscambio nel primo semestre 2006 è in forte crescita (29,5%) e la bilancia commerciale continua a migliorare (saldo attivo pari a 74,6 miliardi di dollari), grazie al sostenuto aumento delle esportazioni (31,2%) -su cui incide sensibilmente un “effetto prezzo” - al quale corrisponde una netta, ma piu’ contenuta espansione delle importazioni (26,1%), sulle quali incide invece in misura maggiore l’ “effetto quantità”.
Dal 2000 il bilancio della Federazione Russa presenta un saldo attivo. Nel 2005 il “surplus” del PIL è stato pari al 7,5 %, mentre per il 2006 le previsioni ufficiali indicano un valore del 6,5% del PIL. A fronte di un incremento del debito estero (287,4 miliardi di dollari al 30 giugno 2006), la quota riconducibile allo Stato (66,7 mld di dollari a fine giugno) è fortemente diminuita, a seguito del rimborso integrale, nel mese di agosto, delle somme dovute ai Paesi membri del Club di Parigi (22,4 miliardi di dollari). Il debito estero statale dovrebbe attualmente aggirarsi intorno al 5% del PIL.
Il volume delle riserve valutarie, sempre al 30 giugno 2006, era pari a 251 miliardi di dollari (saliti a 266 mld a fine settembre); valore che pone la Russia al terzo posto a livello mondiale per ammontare dopo la Cina e il Giappone. Dall’inizio dell’anno le riserve sono aumentate di oltre 68 miliardi, grazie alla favorevole congiuntura economica ed ai prezzi delle materie prime, ma anche a una politica di controllo dell’esportazione di capitali.
Tra luglio e settembre 2006, dapprima l’agenzia Fitch e successivamente la Standard & Poor’s hanno ulteriormente innalzato il “rating” sovrano della Russia all’interno dell’“investment grade” portandolo a “BBB+” per le obbligazioni in valuta straniera a lungo termine e ad “Aquello per le obbligazioni in valuta nazionale.
Anche i redditi reali sono in aumento (11,4%) con un salario medio mensile pari ora a 365 dollari. Quanto a quest’ultimo, occorre considerare che almeno 20 milioni di russi vivono in realtà al di sotto o ai limiti della soglia di povertà (90 dollari al mese), mentre é crescente il numero dei cittadini russi che figurano nelle classifiche delle persone più ricche del mondo
Il tasso di disoccupazione continua a diminuire e si aggira intorno al 7,5%.
La comparazione dei dati sui visti turistici concessi nel periodo gennaio-agosto 2006 con l’analogo lasso di tempo riferito al 2005, sia a Mosca che a San Pietroburgo, danno un’ulteriore indicazione dell’incrementata capacità di spesa dei cittadini russi.
Mosca 130 463 (2005) - 184 365 (2006) +41%
S.Pietroburgo 12 063 (2005) - 15 393 (2006 ) + 27.60%
Il rublo continua a rafforzarsi in termini reali sulle principali valute internazionali e si stima che a fine anno l’apprezzamento supererà la soglia prevista dal Governo (+9% rispetto a un paniere di valute).
La Borsa russa, all’interno dell’economie emergenti, continua ad essere una delle più dinamiche al mondo malgrado le forti oscillazioni e la brusca flessione registrata nella primavera scorsa. Al 30 giugno 2006 l’indice di borsa russo RTS fa registrare un aumento di oltre il 120% anno su anno e del 26% dall’inizio del 2006.
L’ingente liquidità causata dall’ondata di vendite dei mesi di maggio e giugno ha peraltro trovato una collocazione anche nel mercato immobiliare russo, in particolare a Mosca e San Pietroburgo (ma non solo). Il mercato immobiliare di Mosca e’ cresciuto sostanzialmente in misura comparabile alla flessione borsistica e su questa crescita ha influito probabilmente anche un migliorato meccanismo di controllo sull’esportazione di capitali.
La legge sulle Zone Economiche Speciali (ZES), che contempla incentivi di tipo fiscale, doganale ed amministrativo per attrarre gli investimenti in infrastrutture e nei settori ad alto contenuto tecnologico ha dato buoni risultati nella ZES industriale di Yelabuga, in Tatarstan, dove -tra l’altro - in base al recente accordo FIAT Auto-Severstal Avto, sara’ realizzato uno stabilimento destinato a produrre 70.000 autovetture FIAT a partire dal 2009. Altrettanto non si può dire per gli altri insediamenti. Durante l’estate e’ stato “promosso ad altro incarico” Zhdanov, responsabile dell’Agenzia Federale per le ZES.
Va rilevato che i progressi registrati dell’economia russa non le consentono tuttavia di poter essere annoverata in valore assoluto tra le grandi economie occidentali. In base ai dati relativi all’ammontare del PIL (750 miliardi di dollari nel 2005), la Russia non rientra tra le prime dieci economie mondiali. Inoltre, le pur elevate proiezioni di crescita (6,5%, per il 2006 e il 6% per il 2007) sembrano insufficienti a conseguire l’obiettivo, fissato dal Presidente Putin, del raddoppio del PIL entro il 2010.
L’economia russa continua del resto ad essere gravata da una serie di vulnerabilita’ di natura strutturale:
- un tessuto industriale poco diversificato ed ancora incapace di produrre beni di consumo competitivi sul piano commerciale;
- un’eccessiva incidenza del comparto energetico sull’andamento della crescita, con la conseguente dipendenza di quest’ultima dai prezzi internazionali del petrolio e del gas;
- un’insufficiente dinamica della produzione industriale nei settori non collegati al comparto energetico;
- una crescita ancora modesta degli investimenti ;
- un’eccessiva sperequazione dei redditi ;
- l’incidenza di grandi gruppi industriali-finanziari alla quale fa da contraltare la scarsa presenza delle PMI;
la perdurante inefficienza dall’apparato burocratico pubblico, sia centrale che locale, che costituisce un elemento di resistenza alle riforme amministrative.
Tali limiti non influenzano il giudizio moderatamente ottimista delle principali Istituzioni finanziarie internazionali (FMI, Banca Mondiale, BERS) circa la situazione congiunturale e le prospettive di crescita della Russia. Tali valutazioni positive riguardano vari aspetti tra i quali:
- i robusti tassi di sviluppo degli ultimi anni ed i dati positivi degli altri principali indicatori macroeconomici;
- la drastica riduzione del debito estero in seguito all’estinzione anticipata dei debiti ai Paesi membri del Club di Parigi;
- una ripresa degli investimenti; -una politica fiscale e di bilancio tuttora prudente, seppur contrassegnata da un ampliamento della spesa pubblica;
- un maggiore controllo delle dinamiche inflazionistiche; -un tasso di cambio nel complesso stabile, in regime di piena convertibilità; -la presenza di ampie riserve valutarie;
- l’entrata in vigore del Fondo per la tutela dei depositi bancari;
-la creazione da parte del Governo di un Fondo di stabilizzazione, pari a fine giugno 2006 a 76 miliardi di dollari, al fine di ammortizzare eventuali brusche oscillazioni del prezzo internazionale del greggio.
D’altro canto, le stesse Istituzioni finanziarie internazionali sottolineano che la Russia rimane vulnerabile per una serie di fattori tra i quali:
- un rallentamento nell’attuazione delle necessarie riforme strutturali, in particolare nel settore della burocrazia, dei monopoli, nonché del debole sistema bancario e finanziario;
- la perdurante debolezza dello Stato di diritto ed il fenomeno dilagante della corruzione, che richiederebbe una maggiore determinazione nella riforma del sistema giudiziario;
- un tasso d’inflazione ancora elevato, anche se in diminuzione;
- un sistema bancario che attraversa una fase di rafforzamento e consolidamento, ma evidenzia tuttora segnali di debolezza e frammentazione (oltre 1.200 istituti di credito), con problemi di sottopatrimonializzazione e nel complesso non ancora capace di svolgere in maniera adeguata un ruolo di intermediazione finanziaria, trasformando i risparmi privati in investimenti produttivi;
Commercio con l'estero
La Federazione Russa e’ un Paese che si sta gradualmente aprendo al commercio internazionale ed agli investimenti esteri. Se da un lato la Russia, principale Paese esportatore mondiale di gas e secondo di greggio, è destinata a svolgere un ruolo sempre più importante di fornitore di energia a livello mondiale, esistono ostacoli di diversa natura (tariffaria, amministrativa e legislativa) che non sempre rendono agevole l’accesso di beni e servizi al mercato russo e disincentivano gli investitori stranieri.
Il quadro delineato é in graduale costante miglioramento grazie all’impegno dell’Amministrazione, che si e’ prefissa l’obiettivo della piena integrazione della Russia nell’economia mondiale. Innanzi tutto, appare irreversibile il processo di adesione all’OMC, al di la’ delle persistenti difficolta’ negoziali con gli Stati Uniti; in secondo luogo, e’ destinato a rafforzarsi il partenariato con l’Unione Europea (gia’ oggi il maggiore “partner” commerciale di Mosca e primo acquirente di gas e petrolio russo), basato sulla creazione di uno Spazio Economico Comune Europeo e sull’intensificazione della collaborazione in campo energetico.
Continua la progressione degli investimenti stranieri, in crescita del 41,9% nel primo semestre del 2006 rispetto allo stesso periodo del 2005. A titolo di esempio, possono essere citati la fusione della British Petroleum con la TNK, l’aggiudicazione da parte della Conoco Phillips di un pacchetto azionario di minoranza nella Lukoil e l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi russi da parte di compagnie petrolifere internazionali quali la Royal Dutch Shell, la Chevron Texaco, la Total Elf e Exxon Mobil, nonche’ l’arrivo sul mercato russo delle principali case automobilistiche straniere con insediamenti produttivi e di assemblaggio (Renault, Volkswagen, General Motors, Toyota, BMW, Ford e, da ultimo, FIAT).
A testimonianza della crescente proiezione di Mosca sui mercati internazionali, é da rilevare il continuo aumento dell’interscambio russo con i Paesi non-CIS che ha fatto registrare nel 2005 (ultimi dati disponibili) un totale di 288,33 miliardi di dollari, di cui 208,75 rappresentano l’export russo e 79,57 l’import.
Volume dell’interscambio, espresso in milioni di dollari, dei primi quindici Paesi partner commerciali della Federazione Russa basato su dati statistici russi relativi al 2005.
| Paese |
export |
import |
Tot. Interscambio |
| Germania |
19736 |
13260 |
32996 |
| Olanda |
24608 |
1935 |
26543 |
| Italia |
19052 |
4413 |
23465 |
| Cina |
13048 |
7259 |
20307 |
| Turchia |
10857 |
1738 |
12595 |
| Polonia |
8623 |
2745 |
11368 |
| Svizzera |
10476 |
875 |
11351 |
| Regno Unito |
8277 |
2776 |
11053 |
| USA |
6318 |
4562 |
10880 |
| Finlandia |
7651 |
3089 |
10740 |
| Francia |
6111 |
3670 |
9781 |
| Giappone |
3743 |
5832 |
9575 |
| Ungheria |
5004 |
1099 |
6103 |
| Cipro |
4966 |
47.2 |
5013.2 |
| Repubblica Ceca |
3817 |
988 |
4805 |
Nel volume totale delle esportazioni russe nel 2005, le quote percentuali sono le seguenti: Olanda 10.2%, Germania 8.2%, Italia 7.9%, Cina 5.4%, Turchia 4.5%, Svizzera 4.3%, Polonia 3.6%, Regno Unito 3.4%, Finlandia 3.2%, USA 2.6%.
Per le importazioni russe nel 2005 la divisione in quote é cosi rappresentata: Germania 13.5%, Cina 7.4%, Giappone 5.9%, Italia e USA 4.6%, Francia 3.7%, Finlandia 3.1%, Regno Unito e Polonia 2.8%, Olanda 2%.
Occorre far rilevare che i dati statistici russi non riflettono le reali dimensioni dell’interscambio con molti Paesi, tra cui l’Italia, in quanto indicano per le esportazioni il Paese di prima destinazione e per le importazioni l’eventuale paese di transito. Per tale motivo, vi e’ una forte sovrastima dell’interscambio russo verso i Paesi confinanti oppure di smistamento (come ad esempio i Paesi Bassi, che precedono l’Italia nella classifica dei principali “partners” commerciali della Russia).
Il volume degli investimenti dall’estero é arrivato nel primo semestre del 2006 alla cifra di 23,4 miliardi di dollari, con un aumento del 41,9% rispetto allo stesso periodo del 2005. Il valore accumulato alla fine del giugno 2006 é di 127 988 miliardi di dollari.
Elenco dei primi dieci Paesi investitori nella Federazione Russa nel periodo fino al giugno 2006.
1. Cipro 25 590 (miliardi di dollari USA)
2. Olanda 22 051
3. Lussemburgo 19 404
4. Gran Bretagna 13 766
5. Germania 10 218
6. USA 8 270
7. Isole Vergini (GB) 3 056
8. India 2 782
9. Francia 2 478
10. Giappone 2 390
L’Italia ha effettuato nel periodo gennaio-giugno 2006 investimenti per 87,5 milioni di dollari, dei quali 47,5 mln di investimenti diretti, e raggiunge così un accumulato (al giugno del 2006) di 553 milioni di dollari, dei quali 386 milioni sono rappresentati da investimenti diretti.
Anche in questo caso i dati non sono pienamente affidabili, poiche’ alcune aziende italiane effettuano i propri investimenti in Russia per il tramite di partecipate con sede fuori dall’Italia per motivi di strategia aziendale. Esempi in proposito sono il progetto “Blue Stream” realizzato dall’ENI per un valore di circa 800 milioni di dollari ed il recente acquisto del 45% della RusEnergoSbyt da parte di ENEL per un valore di 105 milioni di euro. Entrambe gli investimenti sono transitati tramite consociate registrate in Olanda.
I dati concernenti Paesi quali Cipro, la Isole Vergini, la Svizzera e il Lussemburgo riflettono anche il rientro di capitali russi.
Scambi commerciali con l'Italia
Secondo i dati ISTAT (pubblicati il 28 settembre), nel periodo gennaio-agosto 2006 l’interscambio italo-russo ha registrato importanti variazioni rispetto allo stesso periodo gennaio-agosto del 2005.
Dalla comparazione dei due periodi in esame emerge una crescita delle esportazioni italiane del 18,5%, che hanno raggiunto in valore i 4,53 miliardi di euro, ed a questa ha corrisposto un incremento delle importazioni dalla Russia di circa il 19,4%, per un valore di 9,35 miliardi di euro.
Questo andamento ha contribuito ad incrementare il saldo negativo dell’interscambio, arrivato nel periodo a 4,83 miliardi di euro. Il saldo della bilancia commerciale italiana con la Russia e’ peraltro tradizionalmente sfavorevole data la relativa rigidità delle nostre importazioni, costituite per oltre il 73 % da gas e petrolio e che hanno evidentemente risentito del noto andamento dei valori di mercato.
Va tuttavia sottolineato che, secondo i dati Istat, la Russia e’ il Paese dove le nostre esportazioni stanno registrando i più significativi incrementi. Nel periodo gennaio-agosto 2006, l’Italia ha fatto registrare un interscambio con la Federazione Russa per un valore di 13,9 miliardi di Euro. La Russia e’ dunque destinata a diventare un “partner” commerciale sempre piu’ importante, anche se al momento attuale essa incide solo per il 5,16% nelle nostre esportazioni verso i paesi extra-UE e per il 9,08% sulle nostre importazioni extra-UE.
Per quanto riguarda la composizione merceologica dell’interscambio italo-russo, nel periodo di rilevamento conclusosi ad agosto 2006, le voci principali delle esportazioni italiane in Russia risultano essere le seguenti (dati ISTAT): macchine e apparecchi meccanici 27,6%, prodotti tessili e abbigliamento 17,9, cuoio e prodotti in cuoio 9,9%, mobili 8,8%, metalli e prodotti in metallo 7,7%, macchine elettriche e ottiche di precisione 7,2%, prodotti chimici 5,1%. In molti settori si sono registrati forti incrementi dell’ export. Ad esempio nella pelletteria il primo semestre 2006 ha fatto registrare un +56% rispetto all’analogo periodo dell’ anno precedente. Nelle importazioni italiane dalla Russia prevalgono di gran lunga i prodotti energetici e minerali (74,3%) ed i metalli e derivati (12,2%).
In base ai dati del Registro Statale Russo, vi sono 523 società miste attive sul territorio russo. Le imprese italiane operanti stabilmente in Russia sono diverse centinaia, mentre le Banche italiane presenti sono sette, con altrettanti Uffici di Rappresentanza. Banca Intesa ha costituito in Russia la prima Banca a capitale italiano ed ha successivamente acquisito la Banca KMB, mentre Unicredito e’ entrata con una sua Societa’, la Locat, nel mercato locale del “leasing” e controlla l’ottava banca russa, la International Moscow Bank, grazie all’acquisizione della tedesca HVB.
Elenco alfabetico delle principali imprese e banche italiane operanti stabilmente nel Paese
IMPRESE: Arneg, Candy, Codest, Coeclerici, Concorde, Danieli, ENEL, ENI, Ferrero, Gruppo Fiat, Finmeccanica, Marazzi, Marconi, Martini Rossi, Merloni Elettrodomestici, Merloni Termosanitari, Merloni Progetti, Parmalat, Pavan, Perfetti, Pirelli, Sacmi Imola, Techint, Technimont, Welko.
BANCHE,di cui:
Presenti sul territorio tramite sussidiarie: Gruppo Banca Intesa (ZAO Banca Intesa e KMB Bank) e Gruppo Unicredito (International Moscow Bank-IMB);
Presenti tramite Uffici di rappresentanza: Banca Intesa, Unicredito, BNL, Istituto San Paolo-IMI, Monte dei Paschi di Siena, Banca di Roma, Mediobanca.