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InvernorossoPremiumstarstarstar
08/02/2010 4:57:01
Riasanovsky Nicholas V.
Descrizione
La ricostruzione dello storico Riasanovsky accompagna i russi attraverso la loro storia millenaria dallo stato di Kiev al principato di Mosca, dal regno di Ivan il Terribile all'ampio processo di occidentalizzazione di Pietro il Grande, dai tentativi riformistici del XIX secolo fino alla fondazione dello stato sovietico, dagli anni del terrore staliniano a quelli della stagnazione brezneviana. Sergio Romano, già ambasciatore a Mosca, ha completato l'opera con tre nuovi capitoli in cui il lettore troverà una prima interpretazione storica delle trasformazione politiche, economiche, sociali e culturali che si sono prodotte in questi ultimi anni, dalla svolta democratica di Gorbacev alla fine dell'Urss, dalla presidenza di El'cin a quella di Putin.

Eufemisticamente inserito nella collana "Tascabili Bompiani" questo bel "mattone" mi ha accompagnato nei miei viaggi "metropolitani". Utile per avere una visione globale della storia russa da cui prendere spunti di approfondimento.
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K98Premium
11/02/2010 7:53:57
Mi permetto di segnalare alla vostra attenzione, sempre in tema storico, come la rivista "Armi e Tiro" abbia pubblicato uno speciale in edicola nel mese di febbraio dedicato alle ex ordinanza dell'Est Europa. Si tratta di una pubblicazione interessante non solo in ambito opologico ma anche dal punto di vista dell'analisi storica relativa ai vari teatri operativi nei quali furono impiegate dette armi. Si parte, ovviamente, con i Mosin Nagant zaristi per arrivare agli ak 47/74 nelle più recenti evoluzioni. 110 anni di storia russa ripercorsi attraverso le armi che i fanti portarono con dal gelo di Port Arthur alle montagne afgane. Dai Laghi Masuri a Berlino.
Un modo diverso, a mio avviso, di leggere la storia attraverso gli oggetti che, nel bene e nel male, hanno contribuito a determinarla.
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GiorgioriannaPremiumMedal2Medal3Medal4starstarstarstar
11/02/2010 16:05:30
K98:
Mi permetto di segnalare alla vostra attenzione, sempre in tema storico, come la rivista "Armi e Tiro" abbia pubblicato uno speciale in edicola nel mese di febbraio dedicato alle ex ordinanza dell'Est Europa. Si tratta di una pubblicazione interessante non solo in ambito opologico ma anche dal punto di vista dell'analisi storica relativa ai vari teatri operativi nei quali furono impiegate dette armi. Si parte, ovviamente, con i Mosin Nagant zaristi per arrivare agli ak 47/74 nelle più recenti evoluzioni. 110 anni di storia russa ripercorsi attraverso le armi che i fanti portarono con dal gelo di Port Arthur alle montagne afgane. Dai Laghi Masuri a Berlino. Un modo diverso, a mio avviso, di leggere la storia attraverso gli oggetti che, nel bene e nel male, hanno contribuito a determinarla.

Come le care vecchie ma sempre attuali Molotov !!
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K98Premium
12/02/2010 3:55:50
Però, da italiano, vorrei anche postare questo video che, al di la della retorica un po' triste, non deve farci dimenticare il valore ed il coraggio del glorioso Nizza Cavalleria (che ottusi tagli di bilancio della FF.AA. vogliono far scomparire. Il 23 agosto 1942 suonò l'ultima carica della Cavalleria. Onore a chi sfidò i parabellum sovietici armato solo del coraggio. Biasimo per chi mandò a morire la meglio gioventù d'Italia in una guerra sbagliata, ideologica e razziale, insieme ad un alleato che si rivelò presto un nemico eterno dell'Italia.
http://www.youtube.com/watch?v=QsS-0rnO0
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K98Premium
12/02/2010 4:00:55
P.S. il video è una ricostruzione girata dal Luce pochi giorni dopo la battaglia di Isbuscenskji, i protagonisti però sono cavalleggeri ed ufficiali realmente schierati sul fronte del Don. Gli stessi girarono di malavoglia il filmato per il fondato timore di sfiancare i già provati destrieri. I cimeli e le foto di quella battaglia sono conservati a Pinerolo in quella che fu la sede del Nizza Cavalleria Rispondi con citazione
K98Premium
15/02/2010 4:52:34
Un capolavoro troppo poco ricordato. Nei miei vaiggi di lavoro questo non ho mai potuto dimenticarlo. Eravamo gli aggressori, certo, ma che cosa ne sapevano, che cosa potevano fare.
Ho sempre percorso il gelo russo con la tristezza nel cuore. Il freddo non era il mio. Ma la tristezza si.
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