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Personaggi

Giovanni Battista Boetti

Combatté contro i russi per circa sei anni in una lotta che ebbe fine nel 1791

Nel 1785 comparve, sulle cime del Caucaso, un esercito piuttosto composito guidato da uno sceicco che aveva “lanciato” la Jihad ed assunse il nome del fondatore di Bagdad, il personaggio del lontano 764: Al Mansur, ossia il Vittorioso. Costui era un pastore ceceno. Non si prospettava, comunque come un barbaro, ma simile a un capopopolo che potremmo dire illuminato, colto, predisposto a fare da battistrada alla sua gente, se ne avesse avuto la forza e l'occasione politica.
In breve tempo corse la voce che questo “Osama Bin Laden del diciottesimo secolo” – come ebbe a definirlo l'ex ambasciatore Sergio Romano in un suo articolo – fosse in realtà l'ex frate, domenicano piemontese, Giovanni Battista Boetti (1743-1794), missionario in Mesopotamia, trasformatosi per le sue molteplici esperienze in profeta alla Festa di un Islam che intendeva opporsi militarmente – con i mezzi di cui riusciva a disporre – all'invasione della Russia e alla sua potenza bellica.
Boetti-Al Mansur combatté contro i russi per circa sei anni in una lotta che ebbe fine nel 1791 quando i russi, ormai vincitori nei confronti dei turchi, riuscirono a catturare lo sceicco italiano. Caterina di Russia, colpita da ciò che si raccontava di lui e del suo coraggio in battaglia, accettò di vederlo e non può dirsi che lo trattò come un prigioniero qualsiasi.
Giovanni Battista Boetti venne mandato in un convento ortodosso situato nelle isole Solovki, sul mar Nero, proprio la località in cui Lenin, dopo la Rivoluzione d'Ottobre, avrebbe creato il suo primo gulag per sbarazzarsi degli oppositori, preludio delle “purghe” poi attuate da Stalin.
Boetti, (da qualche fonte definito semplicemente ceceno), venne considerato alla stregua di un Robin Hood del Caucaso. Ne è riprova il fatto che nel 1991 – quando la Cecenia ebbe modo di proclamare la propria indipendenza, mentre si andava sgretolando l'impero sovietico – la piazza dedicata a Lenin nel centro della capitale cecena Grozny, venne ribattezzata con il nome di piazza Al Mansur. Questo 007 ceceno, che sotto il nome di profeta Mansur conquistò l'Armenia, il Kurdistan, la Georgia e la Circassia e vi regnò sei anni quale sovrano assoluto. Quattro i saggisti che si cimentarono nel compito di ricostruire la vita di Boetti: Alexandre Bennigsen, Tarik Kutlu, Heramn Vahramian e l'italiano Augusto Zuliani. Filo conduttore dell'opera la “relazione” – scritta in cattivo francese su carta d'epoca a Costantinopoli da un contemporaneo di Boetti – conservata all'Archivio di Stato di Torino.
Appare avventurosa l'esistenza di questo personaggio che indossò la veste di novizio domenicano quando aveva vent'anni, il 25 luglio 1763. Il padre, Spirito Bartolomeo Boetti, era notaio. La madre, Margherita Montalto, morì al suo quindicesimo parto per i maltrattamenti del marito. Il giovane Giovanni Battista aveva appena sette anni quando il padre lo mise in un convitto a Casale dove rimase, tranne brevi parentesi, fino ai diciotto anni. Prima di prendere i voti, Boetti ebbe modo di raggiungere la Boemia e là ebbe una relazione con una ricca vedova, il che gli fruttò non poco. Arrivò quindi a Strasburgo, poi tornò in Italia e fu derubato da un domestico. La vita di questo religioso-guerriero, cristiano ma pronto a votarsi alla causa islamica, continua a essere un enigma. Le storie lo raccontano “vestito di abiti bizzarri per le vie di Torino”. Era nato a Piazzano, nel Monferrato, nel 1743. Un eroe per la Cecenia, al punto da preferirlo a Lenin nel dedicargli una piazza.
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