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Personaggi

Roberto Oros Di Bartini

Roberto Bartini
Roberto Bartini
Fra i personaggi che hanno reso costante il legame fra la Russia e l’Italia emerge la figura di Roberto Oros Di Bartini, ingegnere specializzato nel settore aeronautico e primo ideatore dell’ekranoplano, termine coniato da lui stesso per definire un nuovo tipo di idrovolante.
Roberto Oros Di Bartini nacque a Fiume il 14 maggio 1897. Sin da fanciullo manifestava una particolare tempra intellettiva che si sostanziava nelle numerose letture e nella facilità nell’apprendimento delle lingue, riuscendo a parlarne ben 7. Appassionato di aviazione ricevette un’ulteriore spinta in questa direzione guardando gli spettacoli acrobatici del pilota russo Slavorossov che nei primi anni del secolo scorso si esibiva in Italia con il suo aeroplano Blerio. Il giovane Bartini riuscì a conoscere personalmente il pilota russo e ad esaminare il suo aereo: questo avvenimento fu la scintilla che gli fece nascere la passione inventiva. Da quel momento in poi consacrò alla progettistica aeronautica tutte le sue energie e persino a scuola, durante le lezioni, disegnava vari modelli di velivoli.
Conseguì il diploma nel 1915 e si iscrisse prima alla scuola per ufficiali e poi a quella di pilotaggio, ma non poté terminare gli studi poiché fu mandato al fronte. Bartini fu catturato dalle truppe russe. Trascorse così qualche anno in Russia come prigioniero di guerra, rinchiuso in un campo di prigionia nei pressi di Vladivostok, sulla costa dell’Oceano Pacifico. Lì iniziò a studiare il russo e fece la conoscenza di alcuni socialisti che erano suoi compagni di prigionia. In breve tempo le idee della rivoluzione presero a entusiasmarlo fino a farlo diventare un socialista convinto. Nel 1920 iniziò il rimpatrio dei prigionieri di guerra e Bartini, con altri ufficiali italiani, venne imbarcato su una nave diretta in Italia, ma l’ostilità generale causata dalle sue idee socialiste lo indusse a fuggire quando la nave attraccò a Shangai. Qui Bartini visse facendo il tassista per guadagnarsi i soldi per poter comprare il biglietto per l’Italia e, dopo un rocambolesco percorso lungo i mari dell’emisfero australe, tra Singapore e Suez, giunse finalmente a Fiume. Non rimase a lungo nella sua città natale e si trasferì presto a Milano, dove svolse il mestiere di operaio studiando contemporaneamente al Politecnico. Si laureò in ingegneria nel 1922 riuscendo anche a portare a termine il corso di studi alla scuola di pilotaggio, abbandonata durante gli anni di guerra. In quel periodo si iscrisse al partito comunista italiano e ne divenne uno dei membri più zelanti nel campo della propaganda. Ma il suo attivismo politico lo pose sotto una cattiva luce agli occhi del novello governo di Mussolini e così, per evitare un pericolo di persecuzione fascista, i dirigenti del partito comunista italiano decisero di inviarlo nell’Unione Sovietica. Roberto Oros Di Bartini sarebbe rimasto in Russia dal 1923 fino alla morte.
Bartini iniziò a lavorare a Sebastopoli, ma nel 1927, divenuto capo ingegnere, fu trasferito a Mosca. E’ a questo periodo che si riferiscono le sue celebri “creature”, vale a dire l’aereo sperimentale STAL-6 collaudato nel 1933 e che raggiungeva la velocità di 420 km/ora, un record assoluto nella Russia di quei tempi. Poi ancora l’aereo DAR progettato per i voli nelle zone artiche, capace di decollare e atterrare sull’acqua, sulla neve e sul ghiaccio. Ed infine l’aereo STAL-7, fiore all’occhiello dell’attività progettistica di Bartini, che poteva raggiungere ben 400 km/ora.
Bartini naturalmente non lavorava da solo ma era coadiuvato da ingegneri russi, fra i quali il famoso Korolёv, dal connazionale Vittorio Isacco, dal francese Laville e dal tedesco Güne. Lo stato sovietico apprezzava il suo lavoro al punto che l’ingegnere italiano ebbe in regalo un’automobile per uso personale: un lusso nella Russia degli anni trenta. Ma Bartini a sua volta donò l’automobile a Blükher, comandante delle forze militari sovietiche di stanza nell’Estremo Oriente dell’URSS, al quale, secondo la sua opinione, un’automobile poteva essere più utile viste le difficoltà logistiche di quei territori, ben conosciuti dall’ingegnere italiano nei tempi in cui era prigioniero di guerra.
Nel 1938 Bartini fu arrestato con l’accusa di essere una spia di Mussolini. Iniziò per l’ingegnere italiano un lungo periodo di detenzione durante il quale le autorita’ sovietiche lo costrinsero a continuare a lavorare sui suoi progetti. In questi anni Bartini ideò una vasta gamma di aerei civili e da trasporto. Solo alla fine degli anni ’40 Bartini fu riabilitato e tornò libero.
Negli anni ’50 Bartini dedicò le sue ricerche al settore dell’aviazione supersonica. Nel corso di 10 anni, sino al 1961, elaborò una serie di progetti relativi ad aerei per vari usi. Degno di particolare attenzione e’ il modello A-57, un aereo supersonico capace de raggiungere la velocità di 2500 km/ora.
Negli anni ’60-’70 Batini partecipo’ attivamente alla progettazione e costruzione di ekranoplani che tanto interesse suscitavano nell’ambiente militare sovietico. Molti di questi modelli, da semplici prototipi furono convertiti in veri e propri mezzi attivi. La creazione di Bartini di quegli anni fu l’aereo VVA-14 che coniugava le caratteristiche di un idrovolante, dal momento che poteva decollare e atterrare sull’acqua, e di un normale aereo, potendo volare a diecimila metri di quota.
A riconoscimento della sua decennale attività Bartini fu decorato dallo stato sovietico sia nel 1957, con la decorazione della rivoluzione d’ottobre, che nel 1967, con la decorazione di Lenin.
In occasione dei suoi 75 anni la società cinematografica di Kiev girò un documentario sulla sua vita. Oltre ai progetti e alle pubblicazioni di carattere scientifico, Bartini e’ autore di un manoscritto autobiografico, intitolato Catena, in cui descrive la sua adolescenza e i primi anni di permanenza in Unione Sovietica.
Bartini morì nel 1974 a Mosca, dove è sepolto nel cimitero tedesco. Sulla sua lapide si legge: Ha mantenuto la sua promessa, dedicandoci la propria vita, affinché nel Paese dei Soviet gli aerei “rossi” fossero più veloci di quelli “neri”.
Vi furono numerosi progetti completati in Russia fra gli anni ‘30 e ‘70 dall'ingegner Roberto Oros Di Bartini, aristocratico fiumano trasferitosi a Mosca dopo la prima guerra mondiale.
Bartini, la cui vita è tutta un romanzo, meriterebbe assai più spazio e considerazione nella storia del progresso aeronautico mondiale. Figlio del Vicegovernatore di Fiume, allora facente parte dell'impero austroungarico, Roberto nasce nel 1897 e poi combatte da ufficiale di fanteria nell'esercito asburgico. Nel corso di un'offensiva è catturato dai russi. Durante la prigionia in un campo a 650 chilometri da Vladivostok, Roberto, attratto dalle nuove idee aderisce alla causa della Rivoluzione. Rientra successivamente in Italia e si iscrive al Politecnico di Milano. Nel breve periodo trascorso in patria trova anche il tempo di sfidare a duello un ufficiale che aveva parlato male del comunismo in pubblico e lo ferisce ad un occhio. A Roma consegue il brevetto di pilota avendo per istruttore di volo il forlivese Renato Donati, asso della caccia italiana. Quindi, nel 1923 individuato come agitatore politico e controllato dalla polizia,preferisce tornare in Russia dove consegue la laurea in ingegneria aeronautica. Nel 1930, per conto dell'Okb (Ufficio Progettazioni Sperimentali) del quale era stato nominato direttore, completa il progetto rivoluzionario di un idrovolante a catamarano plurimotore per il bombardamento ed il siluramento indicato con la sigla MTB-2. L'idea dell'MTB-2 servì di base al famoso Andrei Nikolaievich Tupolev per la realizzazione del suo grande idrovolante ANT- 22 collaudato nel 1934. Così Bartini divenne collaboratore fisso della fabbrica Antonov e aiuto del progettista. La stima guadagnata dall'italiano fu tale che così scrisse di lui lo stesso Oleg Kostantinovich Antonov, altro pioniere delle costruzioni aeronautiche russe: “Tutti i progetti di Bartini erano originali al massimo grado, però egli non tendeva intenzionalmente all'originalità. Essa nasceva dal suo approccio all'opera. Roberto fu audace dell'audacia del sapere e del convincimento delle proprie deduzioni. Non temeva la critica, talvolta ingiusta. Stupisce, ma non ebbe fortuna. O veniva sospeso il lavoro che aveva iniziato, oppure la riorganizzazione lo privava della sua base produttiva. Ma lui continuava a lavorare”. Un altro riconoscimento vienne a Bartini dal vice direttore della flotta aerea civile russa che lo nominò Capo Progettista del Dipartimento Costruzioni Sperimentali fondato nel 1928 e successivamente denominato Stal. E' in questo ruolo che l'italiano trova la geniale soluzione di un problema che gravava sulle costruzione degli aeroplani che impiegavano ed impiegano ancora l'alluminio. Per i russi questo metallo aveva due handicap. Veniva ancora importato dai paesi occidentali ed era assai costoso per le modeste risorse finanziare della Russia. Tra i fini del Dipartimento c'era la costruzione degli aeroplani civili in acciaio anziché in alluminio. Di qui l'ente di stato fu soprannominato Stal. Per impiego nella realizzazione di strutture aeronautiche la Russia produsse l'acciaio inox in fogli sottili. Tuttavia c'era ancora da superare la difficoltà relativa alla saldatura elettrica a punti tra i fogli d'acciaio inox del rivestimento e quello dei tubi in molibdeno della cellula. Fu Bartini, in collaborazione con l'ingegner Popov, a trovare un metodo che consentisse la perfetta saldatura dei due tipi di acciaio senza inconvenienti. In conseguenza di ciò gli viene affidato il progetto di un monoplano da caccia destinato a superare i 400 Km/h in volo orizzontale. Nascee così l'Oos-Stal 6, primo caccia russo a carrello retrattile. Nel gennaio del '34 a Bartini venne affidato il progetto di un ricognitore artico ispirato al celebre Dornier Wal. Il velivolo denominato Dar è caratterizzato da due eliche, una spingente ed una traente, situate fra i due motori e racchiuse in una carenatura anulare disegnata da Bartini per ottenere una maggiore efficienza. Insomma delle eliche intubate. Il prototipo del Dar vola nel '35 a Leningrado ma non viene prodotto in serie. Intanto nel '33 di Bartini progetta su specifica dell'Aeroflot un aereo civile bimotore per 8-12 passeggeri denominato Oos Stal-7 con un'autonomia di 5 mila chilometri. Viene esposto a Parigi nel salone del ‘36 ed il 28 agosto del ‘39 conquista il record mondiale di velocità in circuito chiuso volando sul percorso Mosca-Sverdlosk-Sebastopoli-Mosca alla media di 404 Km/h. Di Bartini collabora quindi con Vladimir Yermolaev per la trasformazione dello Stal 7 in bombardiere. Nasce così lo Yer 2. Sul velivolo vengono montati anche motori diesel da 1.500 Cv. Dello Yer 2 furono realizzati circa 400 esemplari. Poi negli anni ‘60 Bartini realizza un'avveniristica macchina sperimentale, il VVA-14, un aviogetto anfibio a decollo verticale per impiego antisommergibile. La spinta è data da 12 motori a getto montati in posizione verticale nell'ala. Per il volo orizzontale il VVA-14, sfrutta due turbofan installati sul dorso della fusoliera. Il prototipo vola a Taganrog nel 1972, raggiungendo la velocità di 360 Km/h, dopo aver decollato in modo tradizionale da una pista. Non viene realizzato in serie. Il VVA-14 segna la conclusione della lunga attività di progettista di questo geniale personaggio dalla vita inimitabile. Roberto Oros di Bartini muore a 77 anni in seguito ad un attacco cardiaco, nel dicembre 1974. Il necrologio ufficiale di Bartini, che viveva a Mosca in un piccolo appartamento sulla Prospettiva Kutuzov, è firmato oltre che dalle autorità di governo, dai più autorevoli e famosi progettisti russi: Antonov, Ilyushin, Tupolev, e Yakovlev. Ecco il breve testamento spirituale lasciato da Bartini: “Raccogliete notizie su tutta la mia vita e traetene insegnamenti”.
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