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Gori

Gori in Georgia, nel cuore del Caucaso, a cavallo di Europa e Asia

Gori: La statua di Stalin a Gori in Georgia
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La statua di Stalin a Gori in Georgia

Mentre al di là delle montagne russi e ceceni si combattono, a Gori il tempo sembra essersi fermato ai tempi dell'Urss. Situata a 88 chilometri a est della capitale georgiana Tbilisi, Gori, la città natale di Stalin, è rimasta fedele al suo "Soso", al "piccolo padre dei popoli" che continua a incarnare questo ruolo per i suoi concittadini. Qui a Gori sono fieri di "Soso", e la prova è un'enorma statua di Stalin, alta diciassette metri, che campeggia nella piazza principale di fronte al comune. Nell'atrio della stazione di Gori non si contano i ritratti del dittatore, come nelle biblioteche, nei parchi, e perfino sugli autobus o sui taxi.

Alla fine degli anni Ottanta, sull'onda della perestroika e della glasnost, le autorità locali cercarono di convertire gli abitanti di Gori all'antistalinismo, ma senza successo. Tra questi stalinisti inveretati, alcuni, più moderati nella loro ammirazione, erano ben consapevoli che Iosif Vissarionovitch Djougashvili, meglio noto come Stalin, non andava poi così fiero delle sue origini georgiane. Nel desiderio di russificare tutto e tutti - un fenomeno le cui drammatiche conseguenze si ripropongono in questi giorni nella guerra in Cecenia -, Stalin non voleva apparire uno zar caucasico al Cremlino, ma un imperatore con ascendenze russe degne di quelle dei Romanoff. "Divenuto il capo assoluto di un immenso impero - ha scritto Andrej Sinjavskij in La civiltà sovietica -, non voleva né poteva, in questo ruolo, presentarsi come un georgiano".

Gli stessi familiari confermano questa sua intima aspirazione. "Per tutta la vita, mio padre ha amato la Russia con un amore forte e profondo - ha scritto nelle sue memorie Svetlana, la figlia prediletta da Stalin -. Non conosco altro georgiano che abbia dimenticato fino a questo punto i suoi tratti nazionali e amato con tanta forza ciò che è russo".

Le ragioni di un "culto"

Sebbene il georgiano più celebre al mondo non abbia lasciato dei buoni ricordi a tutti i suoi compatrioti, la maggior parte degli abitanti di Gori non ha alcun dubbio sull'onestà del suo operato. "Stalin non ha ucciso i georgiani, ma ha applicato la legge, ed è la legge che ha annientato i nemici", dice convinto Nodari Chergezishvili, uno dei più fedeli nostalgici di Gori.

In tre piani della propria abitazione, ha allestito quello che è il più grande museo privato dedicato alla figura del leader sovietico: 20mila pezzi tra statue, quadri, foto, e oggetti personali come pipe, penne stilografiche e addirittura un letto. Nodari prova un grandissimo piacere nell'accompagnare il visitatore da una stanza all'altra. Poco lontano dalla sua casa sorge il museo "ufficiale" di Stalin, riaperto nel 1993, ma la sua collezione risulta del tutto irrisoria a confronto di quella di Nodari.

Conserva con tale cura gli oggetti del suo museo, che li mostra solo a chi gli sta simpatico. "Ho inaugurato questa raccolta nel 1972 - dice con fierezza Nodari - malgrado l'opposizione del Kgb, i cui funzionari più di una volta hanno cercato di imperdirne l'apertura. Ma a questa "Gestapo sovietica" ho opposto resistenza e ho aperto lo stesso il mio museo!".

Nodari, impiegato ferroviario in pensione, campa con otto laris mensili (poco più di diecimila lire). Per sopravvivere e mantenere la famiglia è costretto persino a vendere i mobili di casa. Quando non avrà più nulla da mettere all'incanto spera che il figlio di 12 anni sia grande abbastanza per portare a casa uno stipendio. "Io sono un uomo di Stalin e mai venderò una sua statua per vivere - ripete indignato -. Come si può pensare di vendere Stalin?". Sebbene non goda di buona salute, il vecchio Nodari non esista a spostarsi sino a Tbilisi per arricchire la sua collezione. Il folle amore per il dittatore l'ha spinto a scavare due piccoli siti nel giardino, perché lui e sua moglie possano essere sepolti un giorno a pochi metri dal museo. "Vogliamo restare sempre vicini a Stalin! - spiega esaltato". Per Krusciov e Gorbaciov il suo disprezzo è totale. "Krusciov ha fatto uccidere Stalin e Gorbaciov ha distrutto l'Unione Sovietica", afferma con amarezza. Così, in quelle foto di gruppo dove Krusciov appariva assieme agli altri capi sovietici, ha ritagliato la sua testa incollando il muso di un maiale al suo posto.

A pochi chilometri dalla casa-museo di Nodari, abita la famiglia Samadalashvili. Iosif, il capofamiglia, ci accoglie con i propri cari nel giardino. Stanno pranzando e all'estremità del tavolo troneggia un busto di Stalin. "Stalin - dice Iosif - ha la testa voltata verso la porta della nostra casa per invitare tutti i passanti ad entrare". I georgiani, infatti, dimostrano un'ospitalità esemplare verso i visitatori. Per questo il dittatore è diventato il nume tutelare dei Samadalashvili. Iosif ama ripetere: "Stalin era un uomo forte, giusto e deciso!".

Presso i Ditunitzé, a dieci chilometri da Gori, il museo domestico dedicato a Stalin si trova di fronte a una montagna verdeggiante, e tutta la famiglia ama stare in sua "compagnia". La quiete del villaggio e il mormorio delle acque del fiume Tana, che scorre sotto il museo, conferiscono a questo luogo un aspetto paradisiaco.

Vecchio autista di taxi, Houshangui si occupa ora del suo giardino e alleva mucche, maiali e montoni, vivendo in autarchia nella sua grande villa, con la moglie, la figlia e il genero. Come i Samadalashvili, anche lui è convinto che Stalin fosse un uomo giusto e onesto. "Era necessario lavorare per vivere, perché Stalin non tollerava gli speculatori e i ladri", afferma perentoriamente bevendo poi d'un fiato un bicchierino di vodka.

Anche sulle rive del Mar Nero vivono altri "folli di Stalin". Gouran Kakhitzé colleziona statue e foto del dittatore sin dall'infanzia. Come se non bastasse, Gouran assomiglia al suo idolo. Egli è il direttore del museo di Stalin a Batum, dove sono conservati più di 28mila oggetti e documenti. Gouran, poi, a casa vanta una piccola ma assortita collezione di 61 pezzi. Tale è l'amore per il "piccolo padre dei popoli" che ha scritto su di lui un libro di 700 pagine, pubblicato nel 1995. "Per scriverlo - spiega Gouran - sono andato a Mosca, dove ho incontrato uomini come Molotov, Kasekine, Berechkov. Le loro testimonianze sono state preziose, soprattutto quella dell'ex ministro degli esteri sovietico Molotov. Una mano me l'ha data anche Shevarnadze, l'attuale presidente della Georgia, grazie al quale ho potuto accedere agli archivi".

Stalin, a quasi cinquant'anni dalla morte, viene ancora rimpianto dai suoi sudditi più fedeli. Il georgiano che ha regnato su "tutte le Russie", è per alcuni un motivo d'orgoglio, per altri un uomo dal carattere forte e onesto, degno di venerazione nell'era post-comunista segnata dall'instabilità politica e dalle guerre etniche.

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