📁
Russia Portale sulla Russia, con informazioni sul consolato italiano a San Pietroburgo e ambasciata italiana a MoscaRussia
Storia > La rivoluzione del 1917

Lo scoppio della rivoluzione in letteratura

Lo scoppio della rivoluzione d’ottobre del 1917, con la conseguente trasformazione dello stato da monarchia a repubblica socialista, comporta fondamentali trasformazioni in tutti i campi della vita economica, politica, sociale e culturale della Russia.

Anche in letteratura, la necessità di dare una svolta di centottanta gradi si manifesta con forza sempre crescente. Già nella produzione letteraria degli anni immediatamente precedenti il 1917 si avverte un mutamento di rotta: l’acquisita rinomanza delle avanguardie rivoluzionarie, capeggiate da Majakòvskij; l’importanza raggiunta dalla letteratura proletaria e dalla critica letteraria legata a quel movimento, ambedue vicine a Gòr’kij; e la crisi decisa della letteratura che non tratta temi sociali, come quella del movimento simbolista.

Anche le frange non rivoluzionarie della vita culturale russa si avvicinano al mondo della rivoluzione, e l’accettazione della rivoluzione diviene un fatto comune tra i letterati russi. Gli irriducibili avversari del nuovo ordine sono costretti ad emigrare e chi osteggia in maniera fattiva la rivoluzione viene immancabilmente boicottato.

La letteratura proletaria comincia ad assumere una posizione di supremazia: su riviste e giornali cominciano ad uscire critiche negative riguardo agli scrittori meno allineati. Una notevole libertà creativa si mantiene peraltro fino all’epoca del primo piano quinquennale, allorché la pressione del regime sull’arte comincia a farsi soffocante, e, dal primo congresso degli scrittori sovietici (1934), non sarà più ammessa nessuna forma d’arte svincolata dalla politica del partito o che fuoriesca dall’ambito del realismo socialista.

 Dopo la rivoluzione del 1917 nascono alcuni gruppi di letterati desiderosi di imporsi come portavoce della rivoluzione in letteratura. Questi gruppi, denominati “proletari”, acquistano un’importanza sempre maggiore grazie al sostegno dei funzionari sovietici addetti alla cultura e ai maggiori critici letterari del periodo.

Alla fine degli anni Venti in URSS si ha quasi soltanto letteratura proletaria, opere costruite per glorificare le masse lavoratrici e la costruzione della nuova società sovietica. Ne fanno le spese gli autori non allineati, come nel caso di Michaìl Bulgàkov, e anche i gruppi d’avanguardia di sinistra, come il LEF di Majakòvskij. Nel 1932, la costituzione della ”Unione degli scrittori sovietici” segna la fine di ogni iniziativa personale in letteratura: ogni opera dovrà essere scritta secondo il metodo unico del realismo socialista.

Argomenti nella stessa categoria