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Josif Stalin

Stalin
Stalin

Lo statista sovietico Josif Vissarionovic Stalin (Gori, Georgia 1879 - Mosca 1953) fu il successore di Lenin alla testa dell'URSS, che governò dal 1929 con poteri dittatoriali, e il despota del movimento comunista internazionale, da lui epurato, in epoche successive e con spietata ferocia, degli avversari e dei possibili rivali.

Giovinezza di un rivoluzionario. Josif Vissarionovic Dzugasvili, questo il vero nome di Stalin, era figlio di un calzolaio da poco liberato dalla servitù della gleba. Frequentò la scuola teologica e quindi il seminario ortodosso di Tiflis, in Georgia, da cui fu espulso nel 1899 per aver partecipato alla propaganda dell'associazione socialdemocratica georgiana Mesami-Dasi. Già l'anno precedente era entrato in contatto con i rivoluzionari locali, assumendo in breve tempo la direzione di un circolo operaio delle officine ferroviarie. Impiegatosi presso l'osservatorio astronomico, continuò clandestinamente l'attività di agitatore assumendo il nome di Koba, l'eroe di un romanzo nazionale georgiano. Successivamente le necessità della lotta lo avrebbero portato varie volte a cambiare nome: Vasilj, Vasiliev, Besosvili, Davis, Nigerdze, Kiscigikov, Ivanov furono i suoi nomi prima del definitivo Stalin (acciaio).

Sfuggito all'ondata di arresti del 1901, si rivelò sin dagli esordi un abile organizzatore e un instancabile propagandista delle idee e della stampa socialista. Arrestato a Batum (1902), dopo un anno di carcere fu inviato in Siberia. Fuggito dal campo di prigionia, si unì alla nuova corrente bolscevica del POSDR (Partito operaio socialdemocratico russo), e si incontrò per la prima volta con Lenin pochi mesi prima della Rivoluzione del 1905, alla conferenza di Tammerfors in Finlandia (allora parte integrante dell'impero zarista). Nel Caucaso era già noto anche per gli articoli sulla questione nazionale georgiana apparsi sul periodico clandestino "Brzdola", articoli volutamente scritti in georgiano in polemica con i locali menscevichi, e come guida degli "espropriatori", piccoli gruppi armati che rapinavano treni, navi, convogli e banche per rifornire il partito del denaro necessario all'attività clandestina. Bolscevico "pratico", cioè attivo all'interno del paese mentre i "teorici" operavano essenzialmente nell'emigrazione, Stalin fu nuovamente arrestato nel 1908 e condannato a due anni di deportazione in Siberia.

Dopo una rocambolesca evasione (1909) spostò il centro della sua attività a Pietroburgo, dove però fu arrestato nel marzo 1910 e rispedito in Siberia. Gli anni fra il 1911 e il 1917 furono contrassegnati da un alternarsi continuo di arresti, deportazioni ed evasioni, dalla sua assunzione nel comitato centrale bolscevico e poi del Partito comunista sovietico (1912). Ormai il giovane Koba aveva concluso il suo apprendistato ed era divenuto il più maturo Stalin.

La Rivoluzione e l'ascesa al potere. Richiamato dalla deportazione oltre il Circolo polare artico dopo la rivoluzione di febbraio del 1917 (v. russe, rivoluzioni, 1917), Stalin giunse con Kamenev a Pietroburgo in una fase assai delicata e di sbandamento dei bolscevichi, i quali erano ancora in attesa dell'arrivo di Lenin dall'esilio svizzero. Alla conferenza d'aprile Stalin appoggiò le tesi rivoluzionarie di Lenin, di cui fu il principale sostenitore anche al VI congresso del POSDR, quando il leader bolscevico era stato costretto nuovamente alla clandestinità dopo il fallimento del tentativo insurrezionale del luglio. In breve Stalin venne affermandosi come il principale collaboratore di Lenin, in particolare dopo il successo della Rivoluzione d'ottobre, assumendo dal 1917 al 1923 la carica di commissario del popolo alle nazionalità (tema al centro della sua riflessione teorica e del saggio Il marxismo e la questione nazionale, redatto e pubblicato nel 1913, durante un breve soggiorno all'estero accanto a Lenin). Come commissario alle nazionalità fu tra i fautori dell'indipendenza della Finlandia (1918) e poi della repubblica di Georgia (1920). Nel corso della guerra contro le forze controrivoluzionarie partecipò alla difesa di Zaritzin (l'attuale Volgograd) e di Pietroburgo, giungendo ad assumere la direzione della controffensiva sul fronte meridionale, culminata nella sconfitta di Denikin con la battaglia di Orel (1919). Combatté poi in Crimea e quindi in Polonia come commissario della celebre "armata a cavallo" di Budjonni (1920), dirigendo con Frunze la definitiva battaglia contro Wrangel. Liquidati gli ultimi focolai controrivoluzionari (1921), Stalin fu chiamato a ricoprire la carica di segretario generale del Comitato centrale del PC(b)US all'XI congresso del partito. La crescente potenza di Stalin nel partito e nello Stato fu avvertita da Lenin, che, in un poscritto al suo testamento del 1922, ne propose la sostituzione alla testa del partito; ma il peggiorare della malattia gli impedì di ostacolarne concretamente l'ascesa. Alla morte di Lenin (1924), Stalin fece leva sull'apparato del partito per eliminare progressivamente i suoi più pericolosi rivali. Fu prima la volta del commissario alla guerra Lev Trotzkij, poi del presidente dell'Internazionale comunista Gregorij Zinoviev e dell'autorevole Lev Kamenev, rei di aver criticato la parola d'ordine staliniana del "socialismo in un solo paese". Infatti con questo slogan il dittatore sovietico dette inizio a un rapido processo di industrializzazione e alla collettivizzazione forzata dell'agricoltura, processo che vide nel 1929 la sconfitta dell'opposizione di destra di Nicolaj Bucharin. Stalin si era così sbarazzato di ogni opposizione e si trovava al vertice sia dell'URSS sia della III Internazionale.

La creazione del regime. Il varo del programma di collettivizzazione comportò la deportazione forzata di oltre 5.000.000 di kulaki (contadini proprietari di piccoli e medi appezzamenti di terreno) e la repressione brutale della diffusa resistenza contadina. L'azione dirigistica dell'economia agricola fu evidenziata dalle massicce esportazioni di grano, nonostante le gravi carestie interne come quella del 1932, per raccogliere sul mercato internazionale la valuta pregiata necessaria a sostenere i ferrei programmi di industrializzazione (i rigidi "piani quinquennali" e la celebrazione dello "stachanovismo" furono gli aspetti più noti di questa battaglia per portare l'URSS al livello delle più progredite potenze mondiali). In campo internazionale Stalin cercò in questi anni di ridurre la pressione sui singoli partiti comunisti del mondo occidentale, per rompere l'isolamento dell'URSS. Anche l'appoggio fornito al governo repubblicano durante la guerra civile spagnola e in difesa di quel Fronte popolare che il VII congresso dell'Internazionale comunista aveva proclamato parola d'ordine e obiettivo antifascista del movimento comunista, fu in realtà limitato dal desiderio di Stalin di non rompere con l'atteggiamento di "non intervento" di Francia e Gran Bretagna. Intanto sul fronte interno Stalin si era liberato prima dell'opposizione di Leningrado con l'assassinio del suo maggior dirigente Sergej Kirov (1934), poi aveva dato inizio alla Grande purga che, fra il 1935 e il 1938, decapitò il movimento comunista internazionale (con l'eccezione del PCI, guidato da Palmiro Togliatti, allora segretario dell'Internazionale assieme al bulgaro Georgij Dimitrov) e portò alla deportazione e alla morte di milioni di militanti: su 139 membri del Comitato centrale eletti al XVII congresso ben 98 furono arrestati, processati e fucilati, mentre su 1966 delegati i colpiti furono 1108.

La seconda guerra mondiale. La politica estera dell'URSS, che mirava a rompere l'isolamento dalle democrazie occidentali, subì un'improvvisa svolta con la firma del patto di non aggressione con la Germania nazista (v. Molotov Ribbentrop, patto), stipulato nell'agosto del 1939 e che consentì a Hitler di invadere la Polonia e di dare inizio alla II guerra mondiale. I sovietici, per parte loro, occuparono anch'essi una parte della Polonia orientale e attaccarono la Finlandia (v. russo finnica, guerra), e soprattutto poterono prepararsi all'inevitabile aggressione nazista, che puntualmente si verificò nel giugno del 1941. Alla testa dell'Esercito sovietico Stalin, grazie anche agli aiuti degli Stati Uniti, in materiali e in mezzi, riuscì a galvanizzare la resistenza sovietica all'invasione, identificando in breve le sorti dell'URSS con quelle del suo regime. Respinti gli invasori dopo la vittoria di Stalingrado (1943) (v. Stalingrado, battaglia di), Stalin negoziò con il premier inglese Winston Churchill e con il presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt (i "tre grandi") l'assetto mondiale postbellico nelle conferenze di Teheran (1943), Yalta (1945) e Potsdam (1945), guidando nel frattempo le operazioni che portarono l'Armata rossa a occupare Berlino e gran parte dell'Europa centro-orientale.

La guerra fredda. I rapporti con gli alleati si incrinarono, e poi si interruppero, dopo la sconfitta del nazismo. Nonostante la seconda guerra mondiale avesse fatto di Stalin un vero e proprio eroe popolare, e nonostante la creazione dei regimi filosovietici d'oltre cortina, l'isolamento dell'URSS crebbe con la defezione della Iugoslavia di Josip Tito (1948). Il tentativo di rivitalizzare l'Internazionale (sciolta nel 1943) con la costituzione del Cominform fu l'estremo tentativo di Stalin di ridare al movimento comunista internazionale, al cui interno si andavano affermando nuove realtà come la Repubblica Popolare Cinese (1949), una centralizzazione di tipo dirigistico e coercitivo. Nuove repressioni, promosse dal fidato capo della polizia politica Laurentij Berjia, segnarono gli ultimi anni di vita del dittatore, sempre più solo e cupo. La sua improvvisa e misteriosa morte, avvenuta al Cremlino nel marzo del 1953, liberò il mondo da uno dei più feroci dittatori della storia, ma anche da uno dei personaggi più complessi della nostra epoca.

Il successivo processo di destalinizzazione promosso dal successore Nikita Kruscev nel 1956, con il celebre rapporto al XX congresso del PCUS, non ha difatti chiarito sino in fondo le responsabilità personali di Stalin e del suo entourage nel violento processo di costruzione del socialismo in URSS. La lezione teorica del dittatore sovietico - cupa e dogmatica - ha continuato a ispirare per oltre un venticinquennio sia l'elaborazione e l'applicazione del marxismo in Cina che in molti gruppi comunisti dissidenti del mondo occidentale.

 

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