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Trozky

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Secondo solo a Vladimir Ilic Lenin come polemista e organizzatore della fase bolscevica della Rivoluzione russa del 1917, Lev Davidovic Bronstein detto Trockij (o secondo un'altra translitterazione Trotzkij; Janovka 1879 - Città del Messico 1940) fu oratore carismatico e tattico superbo, nonché un teorico brillante i cui scritti esercitarono una forte influenza sui movimenti socialisti di tutto il mondo. La sua abilità gli dette la possibilità di organizzare la rivolta di Pietrogrado nel novembre 1917 e di istituire l'Armata rossa che salvò il regime bolscevico durante la successiva guerra civile (1918-20). La sua fiera indipendenza da qualsiasi contatto con l'esterno gli fecero rifiutare qualsiasi appoggio degli altri partiti dopo la morte di Lenin, durante la sua battaglia per il potere con Josip Stalin.

I primi anni e il periodo rivoluzionario. Trockij, figlio di un benestante agricoltore ebreo di Janovka, fu mandato a studiare in una scuola di Odessa all'età di nove anni. Ribelle e sincero, a diciotto anni divenne un rivoluzionario di professione. Nel 1898 fu arrestato e poi esiliato in Siberia, dove aderì al Partito socialdemocratico (POSDR). Nel 1902 si rifugiò all'estero, conobbe Lenin, e iniziò il suo travagliato legame con il partito bolscevico (v. bolscevichi e menscevichi).

Ammirò profondamente il pragmatismo di Lenin, ma dopo la spaccatura dei socialdemocratici (1903) appoggiò i menscevichi poiché temeva che i metodi organizzativi "elitari" di Lenin avrebbero portato alla dittatura. Indipendente strutturalmente, con un'ideologia di sinistra, scrisse per lo più per la stampa, e durante la Rivoluzione russa del 1905 tornò ad avere un ruolo predominante nel Soviet dei lavoratori a San Pietroburgo (la futura Pietrogrado). Arrestato, processato ed esiliato di nuovo in Siberia, nel 1907 fuggì nuovamente all'estero e trascorse il tempo fino al ritorno in Russia (1917) a scrivere.

I suoi più importanti lavori s'incentrarono sul problema dello sviluppo della rivoluzione. Riconoscendo la debolezza della borghesia russa, egli intuì che il primo stadio della rivoluzione, quello "borghese", avrebbe potuto esser portato avanti solo con l'aiuto dei lavoratori organizzati, e che questo stadio avrebbe portato a una situazione di "rivoluzione permanente". Il proletariato, che avrebbe portato la borghesia al potere, avrebbe poi gradualmente assunto il controllo politico. Non appena la rivoluzione fosse passata nelle mani dei lavoratori nell'arretrata Russia, le rivolte si sarebbero diffuse sempre più nelle società a capitalismo avanzato d'Europa, portando all'istituzione di regimi socialisti per aiutare e proteggere la debole Russia e il suo governo rivoluzionario.

Capo del movimento rivoluzionario e membro del Soviet. Questa visione, prima di influire sul pensiero rivoluzionario del Terzo Mondo, nella seconda metà del secolo, dette forma all'attività di Trockij nel 1917. Ritornando in Russia indipendentemente da Lenin dopo la Rivoluzione del marzo 1917, si rivolse ai lavoratori per destabilizzare il governo provvisorio di stampo liberale. Nell'agosto aderì al Partito bolscevico, i cui più vecchi seguaci (compreso Stalin) lo guardavano come un intruso. Nonostante ciò Trockij si guadagnò un ruolo di spicco con la sua oratoria politica piena di fascino e per le sue capacità organizzative. In settembre venne eletto presidente del Soviet di Pietrogrado, e da questa posizione riuscì a organizzare le forze bolsceviche che rovesciarono il regime di Aleksander Kerenskij.

Nominato commissario (ministro), per gli Affari esteri (1917-18), Trockij si oppose, ma senza successo, al trattato di Brest Litovsk con la Germania, conquistandosi però l'amicizia di Lenin e divenendo commissario per l'Esercito e la Marina (1918-25). Da quanto rimaneva delle ormai demoralizzate forze zariste egli riuscì a organizzare un'efficiente Armata rossa; un successo davvero rimarchevole. Ma i suoi modi bruschi, la sua intolleranza alla critica e all'incompetenza, e la sua decisione di affidarsi a "specialisti in campo militare" gli fecero trovare pochi alleati. La gran massa dei suoi compagni di partito lo sentiva distante e lontano.

Conosciuto come un "bolscevico di sinistra" e come favorevole sia a un'industrializzazione rapida e programmata che a una democrazia partitica, Trockij dopo il 1921 iniziò a preoccuparsi quando si accorse che il corso del partito non prevedeva il riconoscimento né dell'uno né dell'altro di questi due princìpi. In una serie di saggi intitolati Il nuovo corso (1923) criticò aspramente la sempre più forte burocratizzazione del partito e si disse favorevole a una programmazione maggiormente centralizzata. La maggior parte della sua critica era diretta contro Stalin. In risposta, Stalin chiarì la propria posizione sia attraverso l'organizzazione interna del partito sia facendosi portavoce della teoria del "socialismo in un paese solo" (in antitesi con quanto andava affermando Trockij circa una rivoluzione mondiale). Alla morte di Lenin (gennaio 1924) Trockij si mostrò troppo fiducioso in se stesso e anche troppo impaziente di iniziare a dedicarsi alla politica in maniera concreta. In poche settimane fu censurato per "faziosità" e nel giro di tre anni fu privato di tutti i suoi incarichi ed espulso dal partito.

L'esilio. Condannato all'esilio prima in Russia nel 1928, e poi fuori dal paese nell'anno seguente, Trockij visse in Turchia (1929-33), in Francia (1933-35), in Norvegia (1935-36) e infine in Messico (1936-40), cercando di raccogliere attorno a sé e alla IV Internazionale i delusi e gli avversari del regime staliniano. In questo periodo continuò a scrivere occupandosi di cultura, letteratura, politica, affari internazionali, teoria della rivoluzione e del problema delle donne. Portò a termine la sua Storia della Rivoluzione russa (3 voll., 1931-33), lavorando con vigore per denunciare le colpe di Stalin - soprattutto in Una Rivoluzione mancata (1937). Al processo per tradimento tenutosi a Mosca (1936-38), Trockij fu denunciato in contumacia come il principale cospiratore contro il regime sovietico. Fu infine assassinato da un agente stalinista nella sua villa a Città del Messico. Molti dei suoi scritti sono stati tradotti in varie lingue, tra cui Terrorismo e comunismo (1921), Letteratura e rivoluzione (1925) e Diario dell'esilio, 1935 (1958). Nel gennaio 1980 la Harvard University ha pubblicato la corrispondenza di Trockij negli anni dell'esilio.

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