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Nicola II

Nicola II
Nicola II

L'ultimo zar di Russia Nicola II (Pietroburgo 1868 - Tobolsk 1918) successe ad Alessandro III, di cui era primogenito, con l'intenzione di mantenere il regime autocratico del padre, ma si rivelò privo dell'abilità e dell'energica determinazione paterna. Non ebbe una costante linea di condotta: a una severa repressione alternò, nel periodo dei moti rivoluzionari, la riluttante accettazione di parziali riforme, che tentò di sospendere una volta che le acque si erano calmate. Passivo e di carattere riservato, Nicola mostrò di preferire la vita familiare agli affari di governo, consentendo alla moglie, Alessandra Feodorovna, donna superstiziosa ma al tempo stesso energica e al suo insidioso consigliere, Gregorij Rasputin, di esercitare una grande influenza sul governo. Politici moderati, come il conte Sergeij Witte, non furono pertanto in grado di promuovere le riforme necessarie a evitare la rivoluzione.

Benché la politica reazionaria del padre avesse suscitato una crescente opposizione, Nicola si rifiutò di operare dei cambiamenti: le gravi disfatte subite nella guerra russo giapponese (1904-05) evidenziarono l'incompetenza e la corruzione del governo, spianando la via alla Rivoluzione russa del 1905. Con il suo Manifesto di ottobre (1905), Nicola - influenzato dal primo ministro Witte - annunciò la concessione di un governo costituzionale e l'istituzione di un'assemblea rappresentativa, la Duma, autorizzata ad approvare o respingere ogni proposta di legge. Una volta ristabilito l'ordine, tuttavia, Nicola congedò Witte (1906), sciolse per ben due volte (1906 e 1907) la Duma, che manifestava tendenze troppo liberali, e successivamente le conferì il ruolo di organo puramente consultivo.

La prima guerra mondiale, di cui Nicola si era reso in parte responsabile con la mobilitazione generale del 30 luglio 1914, fu la causa della sua rovina. Nel 1915 assunse personalmente il comando dell'Esercito, delegando sempre maggiori poteri ad Alessandra e a Rasputin. Lo scalpore suscitato dalla condotta di costoro, unitamente alla catastrofica situazione militare ed economica del paese, suscitarono un diffuso malcontento, che sfociò in una nuova ondata di scioperi e di agitazioni a Pietroburgo nel febbraio 1917; il 2 marzo, su richiesta della Duma, Nicola abdicò. Recatosi in esilio prima nella Siberia occidentale, poi nella regione degli Urali, fu ucciso con la famiglia dai bolscevichi nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918.

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