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Storia

La rivoluzione del 1917

 L'impero russo era una monarchia assoluta, sotto gli zar Romanov era lo stato più arretrato d'Europa aveva raggiunto un'enorme estensione. Era abitato da popoli molto diversi (Russi, Finlandesi, Lettoni, polacchi, Mongoli, Calmucchi, Georgiani, Armeni, Ucraini, ecc.). occupava una nazione come la Polonia, che ambiva all'indipendenza. Quasi tutti i popoli che lo costituivano chiedevano almeno una maggiore autonomia, che tuttavia fu riconosciuta solo ai Finlandesi.

 Con la loro politica di "russificazione" gli zar imposero con la forza la lingua, la cultura e gli usi dei Russi alle altre popolazioni. Nicola II si circondò di personaggi ignoranti e corrotti, come il fanatico monaco Rasputin. Sfruttando con astuzia la debolezza di carattere dei regnanti, costui divenne il vero padrone della corte imperiale negli anni che precedettero la prima guerra mondiale e la Rivoluzione.Scoppiavano periodicamente delle ribellioni, sia nelle maggiori città russe sia nei paesi sottomessi. Alcune ebbero luogo nel 1905,subito dopo la sconfitta subita nella guerra contro il Giappone.

In breve, le sollevazioni popolari assunsero il carattere di una vera Rivoluzione, allargandosi a tutto il paese e persino alle forze armate (famoso è rimasto l'ammutinamento dell'equipaggio della corazzata Potemkin. Nicola II allora fu costretto a concedere la costituzione ed un parlamento, la Duma. Il numero di elettori ai quali venne riconosciuto il diritto di voto fu tuttavia molto modesto, e tale parlamento ebbe poteri assai scarsi.

Le prime industrie russe

 Sorsero così, tra il 1870 circa e il 1910, importanti manifatture tessili (cotone, lana, lino) e complessi industriali, costruiti e venduti con il sistema "chiavi in mano" da grandi industrie occidentali. Come avviene ancora oggi nei paesi meno sviluppati, pur in condizioni di profonda arretratezza, la produzione raggiunse in alcuni settori livelli importanti. Ad esempio si sviluppò fortemente in Russia l'estrazione del petrolio, tanto che nel 1910 un quarto della produzione mondiale proveniva dai territori dell'impero russo. Intanto la popolazione cresceva notevolmente, passando da 70 milioni di abitanti nel 1850 ad oltre 161 milioni nel 1911(circa 5 milioni erano gli addetti alle industrie e alle attività minerarie). Tuttavia gran parte delle fabbriche era concentrata in poche grandi città, come Pietrogrado (così era stata ribattezzata l'antica capitale di San Pietroburgo), Mosca, Kiev, Rostov, Odessa, Baku. Quindi, in quelle particolari città esisteva una forte componente operaia e proletaria. Inquadrata e sostenuta dai socialisti, fu proprio questa base operaia a dare il sostegno maggiore alla Rivoluzione russa del 1917.

Menscevichi e Bolscevichi

L'opposizione dei socialisti al regime degli zar era clandestina: organizzazioni sindacali e partiti politici erano vietati perché il governo zarista li riteneva pericolosi e sovversivi, la stampa era sottoposta ad una rigida censura da parte della polizia. Si è calcolato che nel 1911 solo 40.000 operai o poco più fossero di nascosto iscritti ai sindacati. Non molti di più, e sempre clandestini, erano gli operai e i proletari che aderivano al Partito Socialdemocratico Russo. Nel congresso, tenuto a Londra nel 1903, tale partito si divise in due:

 il Partito menscevico (questa parola, in russo, vuole dire "di minoranza");
 il Partito bolscevico (che significa invece "di maggioranza").

I menscevichi erano il gruppo più moderato. Essi sostenevano che occorreva tentare una politica di riforme politiche e sociali alleandosi con la borghesia. Questo allo scopo di portare il Partito socialdemocratico ad essere legalmente riconosciuto e poi ad ottenere il successo in libere elezioni politiche.

I bolscevichi invece ritenevano che ciò non sarebbe mai stato possibile in un paese arretrato e quasi privo di una borghesia liberale come la Russia. Quindi, a loro modo di vedere, per realizzare qualsiasi tipo di cambiamento sarebbe stato indispensabile realizzare una rivoluzione e prendere il potere con la forza.

Mentre in Europa si erano affermati e diffusi il liberalismo e la borghesia, il movimento sindacale e i partiti socialisti, che a prezzo di dure lotte, avevano infine ottenuto la libertà di esistere e di agire.,in Russia, invece, il potere era in gran parte in mano alla nobiltà zarista, mentre scarsa per numero e per peso politico era la classe borghese.

Tutt'altro che diffusa era l'adesione al liberalismo, mentre i divieti contro l'attività politica e sindacale dei lavoratori erano fatti rispettare dalla polizia con spietata durezza. La differenza nelle idee politiche si rispecchiava nella diversa composizione sociale della base dei due partiti. I menscevichi raccoglievano i loro seguaci fra gli operai specializzati, i tipografi, i ferrovieri e anche fra i piccoli borghesi; i bolscevichi avevano largo seguito soprattutto fra gli operai meno qualificati e fra i più poveri.

Post Rivoluzione:

La nuova politica economica

Problemi enormi attendevano il nuovo governo sovietico, che aveva confiscato tutti i mezzi di produzioni (terre, industrie, macchinari, miniere) e li aveva dichiarati di proprietà collettiva.

La produzione agricola era nel frattempo calata al 55% rispetto a quella degli anni precedenti la guerra, mentre quella industriale era crollata addirittura al 10% e il commercio estero quasi non esisteva più

Lenin stesso si rese conto che non era possibile creare da un giorno all'altro una vera economia comunista. Trovò quindi una soluzione di compromesso che chiamò Nuova Politica Economica (abbreviato in NEP).

In sostanza, restarono in mano ai privati molte proprietà contadine di dimensioni medio-piccole, gran parte del commercio interno, la piccole aziende familiari.

Nonostante i severi limiti posti alle attività private, la NEP diede subito fiato alla disastrata economia sovietica: negli anni 1923-24 solo il 38,5% della produzione totale era frutto del lavoro del settore statale, mentre tutto il resto provenne dalle libere attività dei privati. La percentuale della produzione privata sul totale salì a oltre il 98% nell'agricoltura, grazie soprattutto all'intraprendenza dei Kulàki, i contadini benestanti.

Stalin

Nel 1924, alla morte di Lenin, il potere passò a Stalin, che si sbarazzò con la forza di ogni rivale. Negli anni successivi egli affermò con spietata durezza il suo potere personale.Rivale di Stalin per il potere, ma anche sul piano politico, era stato Trotzkij, l'eroe della difesa contro le armate bianche. Trotzkij avrebbe voluto l'esportazione del modello rivoluzionario sovietico, Stalin invece voleva mantenere il socialismo in Russia senza impegnarsi per il socialismo nel resto del mondo. Trotzkij fu costretto a scappare dalla Russia, ma Stalin lo fece uccidere da un sicario in Messico.

L'eco della rivoluzione

In Occidente le notizie provenienti dalla Russia sollevarono grandi preoccupazioni ed emozioni.

I governi e le classi dirigenti ebbero il timore che il contagio rivoluzionario si allargasse. L'invio delle truppe occidentali in aiuto dei generali zaristi e delle armate bianche non fu sufficiente a sconfiggere la Rivoluzione ma la guerra creò enormi difficoltà alla nuova dirigenza bolscevica e al nuovo stato comunista. Anche per questo motivo prevalsero le idee di Stalin sul rafforzamento del comunismo all'interno della Russia e sulla rinuncia da esportare la Rivoluzione nel resto del mondo. Fortissime invece furono le emozione e le speranze che la Rivoluzione fece nascere nelle classi popolari dell'Occidente soprattutto fra gli operai. Per lungo tempo molti pensarono alla russia sovietica come al paradiso dei lavoratori: un paese dove il popolo poteva governarsi da sé, dove si era liberato con le proprie mani dall'oppressione e dallo sfruttamento. Anche se questo, molto più tardi, non si sarebbe rivelato vero, l'idea di "fare come in Russia" divenne per molti , che vi credettero in assoluta buona fede, un ideale traguardo di politica e giustizia sociale.

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